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FINANZIAMENTI E PRESTITI

Come si capisce dal botto delle pubblicità su tutti i media, dai giornali gratuiti alla televisione, in Italia sono in fortissima espansione i prestiti personali.

Le famiglie stanno reimparando a convivere con i debiti, proprio come accade nell'era d'oro delle cambiali degli anni '50 e '60.

Senza considerare i mutui immobiliari, gli italiani nel 2005 hanno chiesto in prestito 72 miliardi di euro (dati della Banca d'Italia).

Nel 42,3% dei casi ad erogare il denaro sono state società finanziarie.

Il credito al consumo, del resto, secondo l'osservatorio Assofin (l'Associazione che raccoglie i principali operatori del settore), ha registrato nei primi tre mesi del 2006 un valore delle operazioni finanziate di quasi 13 miliardi di euro con una variazione del +17,5% rispetto allo stesso periodo del 2005.

Anche per far fronte a questa richiesta l'apertura di nuove finanziarie e società specializzate in cessioni del quinto e prestiti personali non conosce sosta.

Come dimostrano le rilevazioni dell'Ufficio Italiano Cambi, nei cui albi queste società si devono obbligatoriamente registrare.

Contattandole per telefono la risposta è di, norma, pronta e dettagliata.

Appena formulata la richiesta di informazioni per un prestito, partono le raffiche di domande: se si hanno altri prestiti in corso, se ci sono stati protesti in passato, se la società presso cui si lavora è una S.r.l. od una S.p.A., da quanto tempo si è assunti e così via.

Soltanto al termine del terzo grado è possibile parlare di soldi ma, di standard, le informazioni elargite spontaneamente non vanno oltre l'ammontare della rata mensile.

Parlare di TAN (Tasso Annuo Nominale) e TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale), per la gran parte degli operatori è inopportuno, anche perchè sono incaricati di rimandare i chiarimenti in agenzia, dove il potenziale cliente è più facilmente "addomesticabile".

Va detto che soprattutto il TAEG, riassumendo il costo totale del credito a carico del consumatore, è il dato più utile per operare dei confronti.

Pochi operatori cedono, gli altri rinviano i chiarimenti ad un incontro di persona in agenzia "per valutare meglio la situazione", chiedendo, nell'attesa, l'invio via fax di busta paga e Cud.

In ogni caso, i tassi hanno oscillazioni paurose e per la stessa persona e lo stesso importo possono variare dal 7% al 17%.

Per molti operatori la spiegazione sta in una parola: concorrenza.

Le società presenti sul mercato sono varie, l'offerta pure.

Alla fine spetta al cliente scegliere quella migliore, possibilmente senza farsi fregare.

In Italia esistono normative ben precise riguardo alle società che erogano finanziamenti e, in linea di massima, ci troviamo davanti ad un settore ben regolamentato.

Tuttavia, i consumatori che decidono di rivolgersi ad una finanziaria debbono avere chiaro che sul mercato esistono due realtà ben distinte: le società che erogano direttamente i finanziamenti e quelle che invece svolgono solo attività di intermediazione, facendosi pagare poi una provvigione sul finanziamento erogato.

Ovviamente, quella provvigione si scarica sul consumatore.

Per legge le varie società finanziarie debbono essere iscritte negli elenchi dell'UIC (Ufficio Italiano Cambi).

Secondo i dati aggiornati a maggio 2006 risultano iscritti all'albo 54.763 mediatori creditizi, di cui 49.875 persone fisiche e 4.888 società.

Rispetto a questi numeri le situazioni anomale sono contenute.

Nello stesso periodo, infatti, le cancellazioni d'ufficio per mancanza dei requisiti formali sono state 63, mentre 36 sono state quelle per mancanza dei requisiti di onorabilità.

Su 23 il giudizio è sospeso a causa di procedimenti giudiziari in corso.

Le richieste di iscrizione, comunque, continuano a mantenere un flusso di crescita costante, segno che il mercato offre ancora significativi margini di sviluppo, dicono all'UIC.

Stante la sostanziale regolarità delle iscrizioni, i problemi spuntano in seguito.

Quando si decide di prendere un finanziamento è importante, in primo luogo, verificare con attenzione i tassi applicati.

Per controllare che siano legali, ogni tre mesi il Tesoro pubblica una tabella con le rilevazioni dei tassi medi applicati nel periodo.

Per esempio, fino al 30/6/2006, nel caso della cessione del quinto, il tasso medio è di 11,16% che, aumentato del 50%, dà il tasso soglia, oltre il quale si parla di usura.

Se il finanziamento proposto ha un tasso di interesse che supera la soglia non è più prestito ma strozzinaggio.

Non solo.

Dall'UIC tengono a precisare che per quanto riguarda i limiti anti-usura "a discrezione del giudice e a seconda del caso preso in esame, possono essere considerati usurari anche i tassi che rientrano nella soglia stabilita dalla Banca d'Italia trimestralmente".

Questo perché i tassi vicini al limite costituiscono comunque un'elevata remunerazione del prestito.

Un altro aspetto a cui fare attenzione è rappresentato dai costi di apertura e chiusura della pratica.

Va detto che molte società pubblicizzano offerte accattivanti, ma per avere 10 mila euro in tempi brevissimi si sottoscrive magari un contratto capestro.

Si paga subito una cifra e può capitare che nel caso che il finanziamento non vada a buon fine (può bastare ad impedirlo un protesto vecchio di dieci anni) quella cifra non venga più restituita, con la motivazione che l'agenzia ha comunque lavorato.

Per non parlare poi di un problema a cui solitamente non si pensa: l'estinzione anticipata del prestito.

"In questo caso il cliente rischia di rimetterci anche se formalmente non sono previste penali", spiegano ancora all'UIC.

"Si pagano comunque gli interessi sulla cifra finanziata e non su quella effettivamente erogata, che di solito è inferiore".

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